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07 Giu 2016

In Veneto alcune ASL utilizzano l’acqua pubblica per i pazienti.

La decisione di utilizzare acqua proveniente dalla rete idrica cittadina rappresenta «una scelta di civiltà e di modernità, che va difesa. Va nella direzione della sostenibilità e dell’attenzione all’ambiente, e ha chiare indicazioni sanitarie».
E ancora «All’Angelo (Ospedale Dell’Angelo – Mestre (VE) da sempre i degenti bevono l’acqua della rete idrica civica. Non solo è sicura, ancor più controllata di quella in bottiglia, ma è ideale per la dieta di chi è malato, così come è ideale per la dieta di tutti i giorni secondo le indicazioni degli organismi sanitari, a partire dal Ministero della Salute.

L’acqua naturale di un’ottima rete idrica, ricontrollata e ri-garantita dagli accertamenti periodici in Ospedale, è elemento primo di una dieta equilibrata. Il resto è in più: le bollicine, il dolce, il the o la menta vengono in più, per il gusto personale. Ma unica ad avere un effetto depurativo fondamentale è l’acqua naturale. Che va bevuta con continuità durante la giornata, non solo al pasto. Utilizzare l’acqua della rete idrica significa non inquinare, non sprecare, non produrre plastica e non doverla smaltire, non far muovere camion e barconi».
Queste la dichiarazioni dell’ ASL 12, in merito all’utilizzo, da parte di diverse ASL venete, dell’acqua del rubinetto in luogo dell’acqua in bottiglia per i pazienti ospiti delle strutture sanitarie.
Una scelta che deve far riflettere tutti sul rapporto tra acqua pubblica e in bottiglia.
(fonte: http://nuovavenezia.gelocal.it/…/acqua-del-rubinetto-ai-paz…)

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06 Giu 2016

L’acqua “sporca” di Fino Morasco.

Fino Morasco, in provincia di Lecco, si mobilita per “l’acqua cattiva”.
Obiettivo Comune (la lista civica che aveva presentato il candidato sindaco risultato secondo alle elezioni del 2014) sta organizzando in tutto il paese una vasta campagna per chiedere alle autorità competenti più controlli e analisi sul sistema idrico.
Molti cittadini, come si legge, lamentano un livello di salubrità delle acque preoccupante, caratterizzato da presenza di residui di terra, calcare e per l’uso massiccio di cloro.
Le immagini nell’articolo non lasciano granchè all’immaginazione.
(Fonte: http://www.laprovinciadilecco.it/…/acqua-di-fino-mornasco-…/)

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02 Giu 2016

A Novi Ligure manca l’acqua potabile.

Risale alla scorsa settimana, al 27maggio (per la precisione), una delle ultime “emergenze idriche” che ha colpito una città italiana.

Questa volta sotto i riflettori Novi Ligure in cui, appunto il giorno 27 dello scorso maggio, il sindaco Rocchino Muliere ha emesso un’ordinanza di non potabilità dell’acqua erogata nel territorio comunale, che poteva essere utilizzata, quindi, solo a scopo igienico sanitario.
Le analisi eseguite dall’Arpa di Alessandria hanno rilevato la presenza di batteri coliformi ed escherichia coli in quantità superiori alla norma; in altri punti della città si sono invece registrati valori nella norma.
Fortunatamente l’emergenza è rientrata in meno di 48 ore, permettendo ai cittadini di Novi Ligure di riprendere a utilizzare l’acqua del rubinetto, ma certamente questo caso, come molti altri avvenuti nel recente passato (vd. Casamassima in provincia di Bari), devono spingere a una riflessione sullo stato delle acque e degli impianti sul territorio nazionale.
(fonte: http://www.lastampa.it/…/acqua-non-potabile-a-n…/pagina.html )

 

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13 Mag 2016

Emergenza PFAS in Veneto

Il problema della contaminazione delle acque in Veneto.

Il Veneto, stando a quanto scrive il Fatto Alimentare (articolo ripreso anche dal quotidiano Libero), sta attraversando una vera e propria emergenza – acqua. Per anni, riporta l’articolo, decine di migliaia di cittadini delle province di Vicenza, Verona e Padova, hanno consumato acqua “del rubinetto” inquinata da c.d. “interferenti endocrini“, in questo caso PFAS.

Ma cosa sono i PFAS?

Sono sostanze chimiche utilizzate che servono a rendere resistenti ai grassi e all’acqua vari materiali come tessuti, tappeti, carta e rivestimenti per contenitori di alimenti, e sono dotate di un’elevata persistenza nell’ambiente.

La contaminazione da PFAS è stata rilevata, per la prima volta, nel 2013 in seguito a uno studio commissionato al CNR da parte del Ministero dell’Ambiente, le cui risultanze avevano messo in luce una concentrazione di 2000 ng/l. Lo studio avvertiva, quindi,  su un possibile rischio sanitario per le popolazioni delle zone limitrofe che consumavano acqua del rubinetto.

Per riportare la situazione alla normalità e nell’ottica di preservare la salute pubblica, la Regione Veneto ha predisposto una serie di misure sanitarie per tutelare e porre sotto controllo clinico la popolazione delle zone interessate.

(Fonte: qui)

 

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